Operetta: un genere teatrale da conoscere e da rivalutare … che può essere apprezzato anche dai giovani!

Fino a soli 5 mesi fa non avevo mai assistito dal vivo ad uno spettacolo di operetta. A malapena sapevo che era un genere teatrale … pensavo fosse superato completamente da altri più recenti quali il musical e che, diversamente dalla lirica, non fosse più di particolare interesse. Nella mia memoria c’era solo un vago ricordo di alcune operette viste da bambino in TV alla fine degli anni ’60 o primi anni ’70, … insomma quando la RAI proponeva al suo pubblico spettacoli di un certo spessore che forse solo oggi si riescono ad apprezzare pienamente, soprattutto quando paragonati alle demenziali programmazioni attuali dove qualsiasi forma di Cultura è spesso assente (vedi i giochi a quiz in prima serata che hanno sicuramente contribuito a far sì che, ormai da anni, la TV di casa sia usata quasi esclusivamente per vedere dei DVD). Ricordo ad esempio che, pur giovanissimo, avevo saputo apprezzare “La vedova allegra“, trasmessa in più serate se ricordo bene.

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Casualmente qualche mese fa ho avuto la possibilità di fare da comparsa nell’operetta “Il paese dei campanelli” messa in scena al prestigioso teatro Carignano di Torino dalla Compagnia AlfaFollies di Augusto Grilli. Oltre ad avere apprezzato sia la musica sia il divertente testo di quell’operetta (a me precedentemente ignota), quello che mi ha stupito maggiormente è stata la rapidità d’intesa tra chi aveva provato le parti di prosa/ canto, e l’orchestra e le ballerine, … il tutto in due sole sere:  si realizzava sotto i miei occhi increduli quasi una “magia”, resa possibile dalla grande professionalità di tutti. Per me che avevo seguito solo corsi di teatro  “amatoriale”, mi è servito molto seguire soprattutto le prove, con i puntuali interventi di regia di Augusto Grilli, recepiti immediatamente dagli attori: in poche ma intense serate, venivano a comporsi tutti i tasselli dello spettacolo, fino ad avere il puzzle completo, terminato giusto per tempo. Tutte le prove si erano svolte nel Teatro Alfa, sede della Compagnia, ma lo spettacolo si era poi tenuto, come ho già detto, al Teatro Carignano che consta di un palco di dimensioni assai maggiori, e dove si sono montate maestose scenografie che durante le prove erano state sostituite da sedie e tavolini. Anche qui la bacchetta magica: in meno di un’ora dall’inizio dello spettacolo, rivisti tutti i posizionamenti dei personaggi nelle diverse scene, ballerine comprese.

Proprio lo scorso week-end ho avuto nuovamente l’onore di far parte della Compagnia AlfaFollies nell’operetta “La duchessa del bal Tabarin“, anche questa molto divertente e con musiche di inizio secolo molto orecchiabili. Interpretare la parte di Gaston, direttore del bal Tabaren, non mi è stato immediato, non tanto per il testo del copione, che bene o male avevo imparato, quanto per la gestualità, l’intonazione delle frasi, la capacità di costruire un dialogo con un altro attore che rispettasse i tempi opportuni. La tranquillità, la discrezione, l’esperienza e professionalità del regista Augusto Grilli ha sicuramente contribuito a farmi trovare quasi subito a mio agio nel cercare di interpretare, al meglio delle mie capacità, quella parte per me non banale. Sicuramente più “traumatizzanti”, ma ugualmente istruttive, sono stati gli interventi del figlio Marco Grilli, caratterialmente assai diverso dal padre, sebbene anche lui attore di grande spessore, soprattutto come comico e, da quanto ho visto su Internet, come burattinaio. Cosa dire poi di Mariarosa, moglie di Augusto, onnipresente ed attenta a tutto: forse eccessiva nell’imporre regole e comportamenti talvolta a me incomprensibili, ma sicuramente sempre pronta a dare il suo contributo allo spettacolo, a consigliare con competenza, a gratificare quando opportuno e riprendere se il caso. La travolgente simpatia di Marzia (che mi ricorda spesso la Litizzetto) ha contribuito poi a rendere ancora più piacevoli le prove e a mitigare lo stress che inevitabilmente comporta un’esibizione in pubblico! I tre cantanti lirici, non solo con voci stupende ma anche con capacità recitative e comiche, hanno allietato le mie orecchie anche durante le prove serali. L’operetta infatti differisce dal più tradizionale melodramma per l’alternanza sistematica di brani musicali e parti dialogate per cui richiede non solo capacità canore ma anche di recitazione, di comicità e di ballo: insomma un artista davvero completo!

Da Wikipedia leggo:

“… l’operetta è altrettanto vicina al teatro di prosa o al genere del vaudeville, anche se non bisogna dimenticare che, nell’Europa centrale, il teatro d’opera leggero o comico presentava già in precedenza una simile alternanza di canto e recitazione, nei generi dell’opéra-comique e del singspiel. La peculiarità dell’operetta non consiste nella presenza di parti recitate e di trame semplici e inverosimili, né nella sua sfarzosa cornice scenica o nel gusto della parodia; in realtà, ciò che la caratterizza è la vivacità musicale, l’immediata godibilità e, soprattutto, l’aspetto coreografico …”

E anche in questo la Compagnia Alfafollies penso meriti di essere segnalata, con i suoi innumerevoli costumi e coreografie!

Merita vedere il video che ho trovato su youtube e che riporta l’intervista e qualche spezzone di recitazione/canto su Unomattina della RAI: La Compagnia di Operette Alfafolies a Unomattina (25 luglio 2008)

Interessanti poi alcune immagini dell’AlfaTeatro su Flickr.

Vi invito a vedere un loro spettacolo … non mancherà di piacervi e trascorrerete circa 2 ore e mezza con il sorriso sulla bocca! Il teatro Alfa (via Casalborgone, perpendicolare a c.so Casale vicino al ponte sul Po di c.so Regina Margherita) è un piccolo teatro che vale la pena di frequentare essendo la visibilità del palco ottima ovunque uno si sieda, grazie alle sue ridotte dimensioni.

In questo periodo di crisi economica dove le sovvenzioni a favore della Cultura hanno ricevuto drastici tagli e solo le grandi realtà agganciate alla politica riescono ancora a ricevere un qualche sostegno, purtroppo sono proprio queste piccole ma grandi Compagnie professioniste a rischiare di soccombere sotto il peso delle spese dei diritti Siae, gli affitti del teatro e relativi costi di gestione… oltre al capannone dove sono collocate le voluminose scenografie.

Solo la passione di queste persone fino ad oggi ha consentito di non porre un fine a questa realtà culturale che da ben 24 anni è presente a Torino.

Penso che tutta la città e noi cittadini ci perderemmo se venisse a scomparire …

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Informazioni su Enzo Contini

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